Daenerys Targaryen, omaggio a “Il Trono di Spade”

Daenerys Targaryen, omaggio a “Il Trono di Spade”

Ciao ragazzi,

alzi la mano chi stava fremendo da mesi per la prima puntata dell’ultima stagione de “Il Trono di Spade“!
Sono sicuro che sarete tantissimi… l’attesa per una prèmiere del genere è sempre altissima e io per omaggiare “l’inizio della fine” voglio proporvi due illustrazioni di Daenerys Targaryen.

Al contrario del dipinto di qualche anno fa…

questa Daenerys è più adulta. Ad avermi ispirato sono proprio le prime puntate della settima stagione de “Il Trono di spade” in cui milioni di fan (compreso io) rimangono col fiato sospeso attendendo di settimana in settimana i nuovi sviluppi sulla storia, che ormai,ahimè, si avvicina alla fine.
La Daenerys che abbiamo visto sin dalle prime immagini è una Daenerys più matura e meno in balìa degli eventi, rassicurata da fedeli consiglieri, dall’enorme esercito Dothraki che è riuscita a portarsi dietro nonostante il mal di mare, e dei suoi tre draghi notevolmente cresciuti.
Proprio per questi aspetti i miei occhi già la incoronano come regina, e la fanno diventare nello spirito, un tutt’uno con i suoi draghi.
Volendo tradurre in immagine tutto ciò, ho scelto di creare una composizione che la rappresentasse come avvolta dalle sue creature, cercando una soluzione in cui lei ne fosse “incorniciata” .
Ho scelto per il disegno un colore che non fosse la classica sanguigna, ma un vero e proprio rosso acceso, colore del fuoco, del sangue e, non a caso, della casa Targaryen.

La seconda illustrazione invece…

è un acrilico su carta che raffigura la legittima erede dei Sette Regni di Westeros seduta pensosa con attorno i suoi tre draghi, che sono ancora dei cuccioli…tutto l’opposto di come li ritroviamo ora nelle nuove puntate!
Gentilmente mia cugina si è prestata come modella per questo dipinto datato 2015. Per il personaggio ho ripreso sia i suoi connotati che quelli dell’attrice Emilia Clarke, rendendo il volto leggermente più felino. Come si vede, l’espressione di dubbio e di incertezza di quando la giovane Daenerys si trovava nella sontuosa Qarth è il medesimo di quello che si vede nelle stagioni precedenti.
Se vi ricordate bene, a quel punto della serie, il destino del personaggio era molto incerto, visto che non possedeva alcun esercito per riconquistare il trono di suo padre, il “re folle”.

Daenerys Targaryen trono di spade

Circondata da un giardino rigoglioso…

Daenerys  è appoggiata ad un muretto di marmo e sfoggia un abito sontuoso, trecce nei capelli bianchi tipici della sua casata ed è seduta su uno sfarzoso cuscino… un bel sollievo dopo aver attraversato il deserto con i suoi Dothraki!

Che ne dite? Quale delle due rappresentazioni vi piace di più?

Ce la farà Dany a sedersi finalmente sul suo trono di spade?

A presto!

Andrea

Disegnando i goblin

Disegnando i goblin

Con le ossa distrutte e colli strizzati, voi pesti e sbattuti sarete impiccati. E voi morirete nell’oscurità, mai lascerete la nostra città.

Dopo aver scritto a proposito degli elfi, elogiandoli in lungo e in largo, ora mi piacerebbe esaminare quella che forse si potrebbe identificare come una delle loro antitesi: i Goblin.

Queste bruttine, goffe e verdognole creature sono rinomate per interpretare spesso il ruolo di ladruncoli, truffatori e borsaioli, affamati di tesori oltre ogni limite, e, come se non bastasse, di non brillare per intelligenza.
Tutte queste loro caratteristiche sono ben note a praticamente tutto il mondo nerd, ma pochi sanno che la loro nomea di “furfanti” nasce proprio dall’origine etimologica del loro nome: Infatti il termine inglese “Goblin” si è evoluto dal greco “Kobolos” (qui ci ricorda coboldi…) che significa esattamente “Furfante”.
Quindi potremmo dire “un nome un destino”.

I goblin…

Sono ampiamente descritti ne “Lo Hobbit” quando Thorìn e la compagnia di nani incontrano e sconfiggono il Re goblin in persona.
Sono orribilmente deformi, ma invece dell’aspetto forzuto dell’orco, il goblin non è muscoloso, a volte rachitico e presenta un naso prominente e orecchie a punta come quelle elfiche, sebbene più grosse e flosce.
Nell’universo tolkeniano però, il goblin la maggior parte delle volte viene scambiato con l’orco, tanto da far diventare i due termini quasi sinonimi.
Invece ne “Il signore degli anelli” gli orchi sono descritti come creature antropomorfe, a volte più basse degli uomini, forzute e deformi e capaci solo di distruggere. Sono composti da orchi gli eserciti di Saruman e Sauron. Nonostante il Professore si sia ispirato agli orchi della mitologia norrena, alcune traduzioni italiane, per evitare confusione, rendono il termine orco con “orchetto”, che sono quelli che troviamo a Moria ne “La compagnia dell’Anello”.

La genesi e la tecnica

Fatta questa premessa, prima di iniziare a disegnare, mi faccio spesso una domanda: come posso rendere un goblin in modo che sembri esattamente un goblin?
Da qui parte lo studio del lavoro altrui.
Fare dell’osservazione il proprio punto di forza, cercando di capire il perché di certe scelte e di “rubare” con gli occhi quanto più possibile.
Farsi milioni di domande per me è fondamentale quando si vuole iniziare un lavoro.

I miei goblin…

Ad esempio nascono dallo studio della tecnica di Paul Bonner e di Alvaro Tapia, ma anche Jesper Ejsing ed Even Mehl Amundsen. Osservando da loro (ma non solo loro) ho imparato a costruire la mia versione di queste creature.
Successivamente mi sono chiesto quali fossero le caratteristiche chiave che accomunano tutte le versioni di questa razza.
Gli elementi che si ripetono e che rimandano tutti all’idea del “goblin” così come lo conosciamo: ad esempio una fronte sfuggente e degli occhi piccoli e incavati ci suggeriscono una certa “primitività”.
Anche il vestiario: pellicce, stracci logori, denti ed ossa di animali. Grandi orecchie di solito esprimono una certa anzianità e saggezza nel soggetto, questo perché sono una caratteristica delle persone di una certa età (tipo Yoda).
Ma visto che parliamo di goblin, queste caratteristiche potrebbero ricollegarsi a delle fattezze animalesche, accentuate talvolta da zanne o comunque denti storti e/o acuminati.
La “pancetta” è un’altro elemento importante, soprattutto abbinata a gambe e braccia rachitiche.
E’ assai difficile vedere un goblin atletico e forzuto, a meno che non sia un capo tra i suoi simili.
Il nasone invece l’ho sempre trovato un elemento simpatico da aggiungere, poiché dà al soggetto un’aspetto più buffo e simpatico e meno “crudele”.

L’espressività del goblin

Dopo aver valutato questo, mi aspetto che un goblin mi diverta!
Devo divertirmi quando li disegno o per me non saranno dei goblin degni del loro ruolo.
Per me devono essere l’amico scemo che fa la smorfia in foto quando tutti sorridono.
Quindi è il divertimento che mi muove, ma anche la libertà di poterli rappresentare come voglio, uscendo dagli schemi se lo desidero, senza essere vincolato da tutte le regole che “madame anatomia” imporrebbe con qualsiasi altro soggetto dalle proporzioni più umane.
Nessuno ha mai visto un goblin, nessuno sa esattamente che aspetto abbiano, come si comportino e come vivano.
Possono essere esattamente come vogliamo! Ed è per questo che ogni tanto ricorrono…
artwork goblin
 Mi sono affidato alla visione fantasy odierna per illustrare queste leggendarie creature fetide. Come i folletti, i poltergeist e altri spiritelli, anche i goblin sono presenti nel folklore di molte popolazioni nordiche.

La loro forza risiede nel numero, poiché essendo poco robusti e alquanto bassi non dispongono di grande potenza se presi singolarmente.

Vi piacciono questi sketch?

Lasciate un commento qui sotto!

Ci vediamo con il prossimo articolo

Andrea
Il signore degli anelli: Nebbia sui Tumulilande

Il signore degli anelli: Nebbia sui Tumulilande

Lo spettro di Tumulilande

Fredda è la mano, le ossa e il cuore, freddo il corpo del viaggiatore

Lo spettro dei tumuli è una scena descritta ne “Il Signore degli Anelli” che mi è molto dispiaciuto non vedere nel film e che ho molto apprezzato nel libro. Il motivo è presto detto: ho questa passione per il macabro, quindi spettri e cose così mi sono sempre interessate. Nella scena viene descritto un punto della storia in cui tutti gli hobbit, proseguendo nel loro viaggio, si trovano in una zona chiamata Tumulilande, o Tyrn Gorthad. Sono collinette erbose ad est della Contea coperte da una perenne foschia. Dopo essere tutti caduti preda dell’incantesimo dello spettro dei tumuli, Frodo è il primo che si sveglia  e vede gli amici sdraiati l’uno di fianco all’altro, vestiti di bianco e circondati da tesori. I quali diventano freddi e ripugnanti quando una inquietante luce verde pervade l’ambiente. All’improvviso una mano rinsecchita fa capolino dietro di loro. Questa cerca di avvicinarsi ad una spada, che era stata posta sui tre piccoli colli degli hobbit addormentati.
Frodo tuttavia anticipa lo spettro ed in un impeto di coraggio afferra un’altra spada e mozza la mano dell’aggressore.

Colline Tyrn Gorthad

La tecnica utilizzata…

 

Ho utilizzato l’olio per questa illustrazione del 2012. È una delle prime illustrazioni ad olio che ho fatto. La scelta dei colori è stata piuttosto ovvia perchè mi sono affidato completamente alla descrizione che Tolkien fa nell’ottavo capitolo de “Il Signore degli Anelli“. È molto dettagliata, non ho spaziato molto con la fantasia sia per il discorso colori sia per quello della composizione dell’immagine.

Ho preso un modello d’eccezione…

per tutte e quattro le pose: sono IO!

Mi sono fatto fotografare con un accappatoio sdraiato per terra con della chincaglieria addosso e con una luce verde che sta a simboleggiare lo spettro. La mano di quest’ultimo invece è quella di mio padre che si è prestato per l’illustrazione. Cosa non si fa per l’arte!

Ho guardato molto la tecnica e lo stile di Donato Giancola perchè rimane uno dei miei riferimenti più autorevoli per l’olio.

Lo spettro del tumulo

Sketch – Lo spetto del Tumulo
grafite su carta 21 x 30 cm

Cosa ne pensate di questa illustrazione?

Commentate numerosi 🙂

Il flagello di Isildur

Il flagello di Isildur

La storia di Isildur e dell’Anello

Questa settimana mi piacerebbe scrivere qualche riga a proposito di un dipinto che è nato circa tre di anni fa da un’idea compositiva piuttosto semplice: Il Flagello di Isildur.

Come molti di voi sapranno…

nelle vicende narrate da Tolkien ne Il Silmarillion, Isildur, erede di Elendil, durante lo scontro con Sauron riesce, in un ultimo disperato gesto, a separare l’Anello dal dito dell’oscuro Signore di Mordor. Questa parte della storia è l’avvenimento chiave che in seguito influenzerà il destino di tutti i personaggi del Signore degli Anelli.
Proprio con questo pensiero, nel 2014 crebbe in me l’interesse di rappresentare tale scena, cercando di cogliere, con uno zoom dell’inquadratura, il momento esatto in cui tutto iniziò.

L’avidità e la brama di potere…

che si manifestano in Isildur, nel momento in cui si rende conto di avere a portata di mano il più grande potere di cui l’uomo avrà mai l’occasione di disporre, è travolgente e irresistibile.
Tanto da indurmi a pensare se questo sia ancora un suo sentimento, o il potere corruttore dell’Anello abbia già iniziato a sopraffarne la volontà.

L’idea mi giunse…

come un fulmine a ciel sereno, non avevo bisogno di decidere o cercare nulla, era già tutto nella mia testa. Mi serviva solo qualche foto e il materiale per cominciare.
Per una resa più realistica, l’olio era la scelta migliore.
Data l’ambientazione, anche per la scelta della tavolozza non avevo molto di cui decidere.
Personalmente è uno dei miei dipinti che penso sia venuto meglio e per quanto mi sia sforzato credo di essere riuscito a rendere (e spero suscitare nell’osservatore) i giusti stati d’animo: la nera terra di Mordor su cui Isildur si trova disteso dopo lo scontro, tutte intorno luci rosse infiammano il campo di battaglia, le mani dolenti, le dita ferite e sporche che si trascinano centimetro dopo centimetro verso quel magico cerchio dorato.

Il potere che ora giace a terra senza padrone, in attesa di essere preso!!

Quali emozioni vi suscita questa illustrazione?
Commentate numerosi!
L’impronta di Tolkien

L’impronta di Tolkien

Avevo circa undici anni quando rimasi perdutamente affascinato dalle atmosfere del primo film de “Il Signore degli Anelli”: avventura, eroi, maghi e orchi, l’eterno scontro tra il bene e il male in chiave epica. Non pago della visione della pellicola decisi di immergermi nei libri, apprendendo la vicenda così come lo stesso autore l’aveva concepita, senza i filtri e le modifiche apportate per la versione cinematografica.

Il mito moderno, racchiuso nei tre romanzi, fu pubblicato in Gran Bretagna tra il 1954 e il 1955, divenendo così una storia immortale, sempreverde che da decenni incanta milioni di lettori, studiosi, musicisti, artisti ed appassionati di ogni genere in tutto il mondo. Ciò che più mi colpì in quei libri fu la poetica con cui furono scritti, la metafora, ma soprattutto la solennità profusa nelle leggende.

Tolkien era un grande studioso anche di lingue antiche tanto che per i suoi scritti inventò diversi idiomi, come il Quenya e il Sindarin, che potevano essere il linguaggio dei vari popoli della Terra di Mezzo, ispirandosi al Gallese, al Greco e all’Italiano. Si divertì ad inventare lingue dai caratteri esteticamente affascinanti e dai suoni melodiosi, come quella parlata dal popolo degli Elfi.

Da non trascurare l’aspetto poetico ed anche molto romantico della sua vita: trascrisse il suo sconfinato amore per la moglie Edith nei suoi scritti, dando a lei le sembianze della bellissima Luthien e, a se stesso, quelle dell’eroe Beren, entrambi accuratamente descritti nel suo Silmarillion, compendio contenente le cronache della Terra di Mezzo dalla creazione alla quarta era.

Successivamente a “IsdA”,Il Signore degli Anelli, lessi “Lo Hobbit“, un libro narrante la storia dello Hobbit Bilbo, della compagnia di nani capeggiata da Thorin Scudodiquercia e della loro riconquista del trono e tesoro usurpati dal drago Smaug. Il romanzo fu pubblicato la prima volta nel 1937 e da quelle vicende si svilupparono i fatti narrati nel Signore degli Anelli.

Fu così, che con quel libro dalla copertina rossa, riscoprii tutta la magia già vissuta qualche anno prima, ritrovando le ambientazioni e alcuni dei personaggi con la loro solennità, nonostante Lo Hobbit sia stato concepito come libro per ragazzi, quindi molto più semplice e meno elaborato e complesso.

Tolkien continua ad essere fonte di ispirazione inesauribile, caratterizzando la mia produzione artistica di disegni e dipinti, tanto che durante la terza edizione di Fantastika a Dozza (BO) a Settembre 2016 ho realizzato per l’AisT (Associazione Italiana studi tolkieniani) il terzo ritratto dello scrittore. Immagine che è stata riprodotta sulla  locandina per l’evento del Tolkien Day avvenuto lo scorso 25 Marzo.